Principio di non-contraddizione

Il Principio di non-contraddizione è un po’ come il 5° postulato di Euclide:
un’utilissima ‘semplificazione’ per la vita quotidiana… un modo per poter far prima i propri calcoli esistenziali ed operativi…
da nessuna parte, tuttavia, consta che esso ‘esista’ o -non di meno- ‘valga‘!
Esso, infatti, non appartiene alla realtà come tale (non si trova in natura) ma al nostro modo di pensare la realtà stessa.

Certo: in uno spazio limitato com’è quello normalmente accessibile alla vita quotidiana, con distanze che possono essere misurate in metri (o poco più), in un rapporto coi ‘numeri’ delle cose che non va sostanzialmente al di là dei numeri reali-interi-finiti, tutto funziona benone. Lo stesso vale per i ‘corpi’ e le ‘cose’, soprattutto a livello spaziale (se ‘sono’ fisicamente a Roma non posso ‘essere’ anche a Londra… per quanto possa però ‘rendermi presente’ anche là in qualche modo).

Quando, tuttavia, ci si allontani dalle ‘cose’ della quotidianità esperienziale (senso/percezione comune) e ci si addentri in ‘altre’ dimensioni della realtà, come i ‘campi magnetici’ o elettrici, le cose cambiano parecchio.
Allo stesso modo che la presa in considerazione dello spazio curvo anziché piano ha reso inapplicabile (poiché inutile e ‘contraddittorio’) il 5° postulato di Euclide.

Prima di ‘utilizzarlo’, quindi, come l’elemento insindacabile di un approccio alla realtà, occorre ‘dimostrarne’ la legittimità dell’uso ed applicazione.

 

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