30 settembre: S. Girolamo

La prospettiva unicamente (teo-)metafisica anziché epistemologica giunta fino a Galileo (il quale, lucidamente, la metterà a nudo proprio in/per questa sua ambiguità) all’interno del pensiero cattolico trova salde fondamenta e ‘giustificazioni’ nella Patristica tardo-classica, pressoché immobilizzata per un millennio nel pensiero cristiano dalle c.d. invasioni barbariche della metà del sec.V.

Ne è testimone eloquente (suo malgrado, ovviamente) S. Girolamo (340-420 d.C.) -uno dei maggiori intellettuali del tempo, e di formazione ‘multiculturale’- il quale, nel suo “Proemio al Commento del Profeta Isaia” (CCL 73, 1-3, 2) scrive:
«questo libro della Scrittura contiene tutti i misteri del Signore» (nulla quaestio dal punto di vista teologico)
e continua: «Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull’etica e sulla logica?» operando qui con evidenza una vistosa uscita dal campo squisitamente teologico (cristiano) per entrare in quello metafisico

uscita di campo confermata ed aggravata dall’immediata (per quanto inconsapevole -allora!-) continuazione:
«Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture [OK!], tutto ciò che la lingua può esprimere e l’intelligenza dei mortali può comprendere [!!!problema!!!], si trova racchiuso in questo volume».

 

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