essenze?

Non si può ignorare come il problema delle “essenze” non sia autoreferenziale e non si possa affrontare isolatamente; infatti è la stessa concezione ilemorfica della realtà –ad esse sottostante– a non poter essere accolta quale adeguata visione del reale.

Le “essenze”, infatti, non sono altro che le “forme” che ‘realizzano’ la potenza assoluta della “materia”, che è “tutto” (in quanto potenza assoluta) e “nulla” (in quanto senza ‘forme’ NON-ESISTE nulla!) allo stesso tempo.

Un ragionare per essenze, d’altra parte, non può che introdurre ed indurre una visione irrealistica della realtà: l’essenza/forma (la morphé greca e poi la Gestalt germanica), infatti, intese come “quanto necessario e sufficiente” perché gli “enti” siano ciò che sono, anziché ‘unificare’ la realtà la frammentano di fatto molto maggiormente poiché non riescono in nessun modo a dare ragione di tutti i ‘singoli’ concretamente esistenti poiché in effetti, se così fosse, non esisterebbe nessun ‘singolo’ essendo essi tutti ‘uguali’ (si direbbe oggi ‘classe’ per ‘classe’), poiché dotati della stessa ‘forma/essenza’.

Questo, non di meno, pone il problema del rapporto con l’“ESSERE” quando venga inteso non come semplice ‘MODO’ o caratteristica predicabile dei soggetti ma come la ‘materia’ stessa della realtà: ciò che “è” negli (ess)enti secondo l’essenza/forma…

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