storicità

cioè: la storicità è come il tempo di cottura?

Mi è capitato questa mattina uno scambio di idee su questioni varie alle quali il mio interlocutore ha risposto confermando la sua fede incrollabile nelle ‘ESSENZE’, poiché tutto il resto sono solo ‘accidenti’…

Mi viene però inevitabile pormi la domanda: ma allora, il tempo che senso ha? Quale ruolo gioca il tempo nella realtà?
…e mi è venuto in mente l’esempio del ‘tempo di cottura’ del pane: in fondo -a rigore di essenze- l’impasto di farina, acqua, sale e lievito è GIA’ pane! il tempo si ‘aggiunge’ solo ab extrinseco per cuocerlo… nulla di più! NOn è, infatti, la cottura a fare il pane…

bhe! lo raccontano poi a qualcun altro in grado di farsi un panino con un impasto crudo a supporto di due fette di salame!!!

La questione di fatto ha una portata incredibile e PREGIUDIZIALE!  Se, infatti, la ‘realtà’ è quella contenuta/espressa/fissata nelle essenze, il resto non serve a nulla! l’ESISTENZA è un puro accidens (che potrebbe anche non-accadere!) ed il tempo è una cosa inutile.

In questo modo non esiste nulla al di fuori delle ‘formulazioni’ concettuali fissate come essenze… qualunque concettualizzazione riconosciuta come ‘eterna’ o ‘naturale’ rimane fissa nella storia, senza che più nessuno abbia la possibilità di discuterla: è un’essenza e come tale “è”! …e basta così!

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